concerti e ordinaria follia

Dopo pochi mesi, in una location diversa, i 24 grana suonano all’aperto, ci vado imperterrita anche se faccio da baby sitter a Egidio, il mio primo nipotino. Ci arrivo col passeggino, siamo Egidio, Giudith, il passeggino ed io. La gente mi guarda stranita, qualcuno azzarda: ahò ma guarda che tipa la ragazza madre! e intanto intravedo nella folla la solita ragassuola munita di cappello ingombrante con fiore cucito nel lato. Mi piego dal ridere, comincio a pensare a una congiura. Ma chi cavolo è l’esaurita che va ai concerti col maxi cappello di lana cotta!? Me lo sono sempre chiesta e ancora temo di incontrarla al prossimo concerto, perché intendiamoci, è difficile mantenerlo sul capo durante il pogo e poi immagino che faccia sudare di brutto. Mistero del concert syndrome.

Eppoi il festival per ascoltare live gli yuppie flu! che assurdità! sono arrivata così in ritardo ma così in ritardo che vaffancul ai navigatori satellitari e vaffancul ai posti nel buco del fior del mondo. Che poi non ho racimolato neppure una t-shirt del gruppo dal tipo che teneva la bancarella. Gli dico: Ciao, scusa c’è una M? E lui: No, solo L. Se mi aspetti vado a vedere.

Cari, carissimi yuppie flu IO STO ANCORA ASPETTANDO LA MAGLIETTaaaaaa!!!

Eppoi gli Shellac a Verona, indimenticabili, come i Tool a Jesssolo e gli Zen Circus a Padova.

E Capossela, che è sempre Capossela.

Eddai. Lo sapevo. Mi è venuta voglia di andare a un concerto.

Notte.

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