IN ORIGINE MUSICA E VISUAL ART, TEHO TEARDO ORA SPERIMENTA BACH

Qualche anno fa, un mio amico, Arrigo, (frontman degli Stayer) acquistò una signora chitarra elettrica da un ragazzone con la faccia simpatica ed espressione da sornione, tale Teho Teardo. Non ho ancora capito quale sia il suo vero nome ma il dato è tralasciabile.

Apprezzai quella sera stessa il sound del progetto La monte, un album molto cool radical indie, pensato da Mirko, Steve e Teho. E così, ci fu il tormentone del pezzo “to the mooooooon” che credo, abbia ancora tutte le carte in regola per spingersi oltre frontiera a far scuotere le membra a modo di fricchettone. Teho è un pordenonese atipico; una campana trapiantata in terra di confine friulano fiuta subito il personaggio tipicamente “glocal” e così, ogni tanto, lo seguo: Un seminario sulla musica ma in un Teatro Verdi semi vuoto ( mi spiace per gli assenti), poi le colonne sonore de La ragazza sul lago e de Il divo; poi performance in Topolò sotto un meteo sturm und drang che Dio solo ricorda il percorso in auto dalla Slovenia alla Patrie dal Friul al ritmo di tergicristallo ingolfato da pioggia, vento, grandine e porcone…

Leggo ora della strana coppia con Brunello e voilà, della rivisitazione new age style della partitura “l’arte della fuga” di Bach.

EILACC!

Insomma, Teho continua nella sperimentazione sonora. Una volta mi ha confessato di aver cominciato a suonare senza avere neppure cognizione di causa delle differenza tra le note musicali. Tuttavia, ha sempre riposto attenzione al rumore comunemente inteso, difatti, mi diceva, tiene nascosto un microfono sempre acceso sull’uscio di casa per registrare gli imprevedibili rumori del quotidiano. Ne Il divo, ma questo è risaputo, una parte della composizione musicale non riusciva ad adattarsi alla scena a più alto contenuto di suspense, per intenderci, quando l’onorevole viene ripreso in un nervoso andirivieni per poi sbucare nello schermo in tutta la sua ossessiva, goffa innaturalezza. Così, provò a farla girare a ritroso e, solo allora, calzò a perfezione.

E’ interessante la sperimentazione musicale applicata alle arti visive. Credo che alcune di esse riescano a comunicare solo in parte senza un’adeguata scelta del contesto/contrasto sonoro. E, una resa così spontanea del suono è una rarità.

Un film, in genere, viene letto nella sua totalità ma se ci si riflette, spesso, pellicola, montaggio e musica avanzano all’unisono sebbene siano frutto di una elaborazione mentale, temporale e di soggetti distinti. Quando viaggiano insieme in maniera così fluida, allora l’estro artistico individuale riesce a confluire in un momento di simbiosi caleidoscopica.

Partire dal rumore, plasmarlo in suono, fonderlo con intelligenza ad altre forme artistiche, e adesso, avere il coraggio di rimodulare in chiave postmoderna il classico, rappresentano delle lodevoli scommesse.

Bravò Tehò!

 

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