Napolitano vince di nuovo

presidente della repubblicaRicorsi vichiani: come già accaduto nel 1992, il Pd ha voltato le spalle al prof. Rodotà, questa volta candidato alla Presidenza della Repubblica. Le ragioni non possono risiedere semplicisticamente nell’opposizione al movimento 5 stelle, che Bersani aveva pur riconosciuto come eventuale alleato da coinvolgere nella formazione di un nuovo governo. Le decisioni che sono state assunte in queste ultime settimane confermano la necessità di mantenere lo status quo politico-istituzionale e ciò è stato concertato in maniera “eccezionale” per favorire una confluenza tra pd, pdl e scelta civica distanziando il M5s, così come accaduto in passato con il compromesso storico e la messa al bando del partito comunista. Ne è uscito rafforzato un solo partito: il Pdl. La notizia odierna del legittimo impedimento concesso a Berlusconi rafforza la nota critica da assumere nei confronti dei gangli invisibili della politica nostrana. Il pd, intanto si è spaccato, aitanti i renziani dettano strategie e distanze dalla sede centrale di partito. Lista per Monti sopravvive alla sconfitta elettorale, l’ex premier d’altronde avrebbe potuto accettare l’ipotesi Quirinale senza lasciarsi attrarre da un premierato elettivo, che, come si è visto, non è stato validato dalle preferenze degli elettori.

L’avvio della terza Repubblica appare ed è giusta la nota evidenziata da Nichi Vendola, come improntata alla restaurazione piuttosto che al riformismo. Il Presidente della Repubblica garantirà una continuità istituzionale, e ciò è implicito, ma sarà in grado di imporre la rivisitazione di Legge elettorale, giustizia, sanità, lavoro, impresa e politiche giovanili? Riconoscerà quella percentuale del 30% degli italiani che ha votato il M5S? Sbeffeggi ed epiteti del tipo  “buffoni” di certo non rispondono alla correttezza istituzionale da assumere nei riguardi di neo parlamentari. Il Presidente della Repubblica ha sempre tenuto alto il valore e il significato della Res publica e ha evidenziato in diversi discorsi pubblici come i giovani debbano interessarsi ed occuparsi di politica. Ma per fare buona politica bisogna essere prima di tutto onesti cittadini e lavoratori. Interessarsi alla politica non può significare oggi procacciare voti per partiti che hanno deluso le aspettative della vecchia generazione, della nuova, con ovvie ripercussioni su quella che verrà. La politica oggi viene contestualizzata storicamente, studiando e leggendo si possono cogliere le difformità o le cesure storiche avvenute nel corso delle stagioni politiche. Riaffiorano quei gangli di unione e continuità che tentano di sconoscere medesima dignità parlamentare e politica a quel nuovo, finora rimasto incorruttibile all’ingresso nella stanza dei bottoni in quanto fautore di un interesse di un popolo non meramente considerato secondo estrazione sociale o protezione di partito. Il popolo odierno legge, si informa e non si lascia distrarre dall’informazione pilotata ma attraverso essa riesce a creare idee e innovazione. Il popolo odierno non è violento, odia la violenza e il compromesso, è più votato all’istituzione e alla legittimità di quanto si possa pensare, non si lascia trasportare dall’emotività del momento ma è riflessivo perché crede nelle proprie capacità e conosce gli strumenti per metterli alla prova. La lettura di libri come “Dalla Costituente a Tangentopoli, storia di leggi sbagliate” di G.Gargani; “Il giudice e lo storico” di C.Ginzburg, vedere lungometraggi come  “Il divo” di P.Sorrentino o “Il muro di gomma” di M.Risi, solo a titolo di esempio, non sono forse dei modi legittimi per riappropriarsi di quella fetta di democrazia di cui oggi ci sentiamo un po’ tutti defraudati?

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